Testata

Van Gogh. I colori della vita

Padova, Centro San Gaetano
10 Ottobre 2020 - 11 Aprile 2021

21. Lettera scritta il 5 giugno 1890
video della diretta Facebook dell'1 maggio 2020

Auvers-sur-Oise, 5 giugno 1890 [lettera n. 879]

Cara sorella,
già da molto avrei dovuto rispondere alle tue due lettere che avevo ricevuto ancora quand’ero a Saint-Rémy, ma il viaggio, il lavoro e un mucchio di nuove emozione me lo hanno fatto rinviare di giorno in giorno fino a oggi. Mi ha molto colpito che tu ti sia presa cura dei malati dell’ospedale Wallon. Certo, è proprio così che si imparano molte cose tra le migliori e tra le più necessarie che si possano imparare, e io mi rammarico di non saperne niente e in ogni caso non abbastanza.
Per me è stata una grande felicità rivedere Théo, conoscere Jo e il piccolo. Théo tossiva più di quando lo avevo lasciato più di due anni fa, ma chiacchierando e vedendolo da vicino, lo trovavo tuttavia certamente, tutto sommato, piuttosto cambiato in meglio, e Jo è piena di buon senso e di buona volontà.
Il piccolo non è mingherlino, ma neppure forte. È un buon sistema per la donna quello di partorire in campagna e di trascorrervi con il piccolo i primi mesi, se si abita in una grande città. Ma ecco, essendo il parto pericoloso, soprattutto trattandosi del primo, non hanno certo potuto fare di meglio o altrimenti di come hanno fatto. Spero che presto vengano qui ad Auvers per qualche giorno.
Per me il viaggio fin qui è andato bene, e anche il resto, e il fatto di ritornare al Nord mi distrae molto. Poi ho trovato nel dott. Gachet un vero amico e qualcosa come un nuovo fratello, a tal punto ci assomigliamo fisicamente e anche moralmente. È nervosissimo e anche lui molto strano e ha reso agli artisti della nuova scuola molti favori e servizi, per quanto era in suo potere. Ho fatto il suo ritratto l’altro giorno e dipingerò anche quello di sua figlia che ha diciannove anni. Qualche anno fa ha perduto la moglie, il che ha contribuito molto a demoralizzarlo. Siamo diventati amici, si può dire immediatamente, ed io andrò a passare tutte le settimane uno o due giorni a casa sua, a lavorare nel suo giardino, di cui ho già dipinto due studi, uno con piante del Mezzogiorno, aloe, cipressi, calendole, l’altro con rose bianche, una vigna e una figura, e poi un mazzo di ranuncoli. Assieme a questi, ho fatto anche un grande quadro della chiesa del villaggio, un effetto in cui l’edificio appare violaceo contro un cielo di un azzurro profondo e semplice, di cobalto puro, con le finestre a vetrate che appaiono come macchie blu oltremare, il tetto è viola e in parte arancione. In primo piano un po’ di verzura fiorita e sabbia soleggiata rosa. Sono più o meno simili agli studi della città vecchia e del cimitero, che ho fatto a Nuenen, solo che in questo caso il colore è probabilmente più espressivo, più sontuoso. Ma negli ultimi tempi a Saint-Rémy ho lavorato ancora accanitamente, soprattutto a mazzi di fiori, rose e a iris viola. Ho portato per il piccolo di Théo e di Jo un quadro piuttosto grande – che hanno appeso sopra il pianoforte – di fiori bianchi di mandorlo – grandi rami su un fondo di azzurro celeste, e nel loro appartamento hanno anche un nuovo ritratto d’Arlesiana.
L’amico dott. Gachet è decisamente entusiasta di quest’ultimo ritratto di Arlesiana, di cui anch’io possiedo un esemplare, e di un mio autoritratto, e questo mi ha fatto piacere perché egli mi aiuterà a farmi conoscere e, spero, mi troverà qualche modello interessante. Ciò che mi appassiona di più, molto, molto più di tutto il resto nel mio mestiere, è il ritratto, il ritratto moderno.
Lo cerco tramite il colore e non sono certo il solo a cercarlo su questa strada. Vorrei – come vedi sono ben lungi dal dire di poterlo fare, ma infine ci provo – vorrei che fra un secolo possano sembrare delle visioni. Dunque, non cerco di fare questi quadri per somiglianza fotografica ma per le nostre espressioni passionali, impiegando come mezzi di espressione e di esaltazione del carattere, la scienza e il gusto moderni del colore. Così, il ritratto del dott. Gachet mostra un volto color mattone surriscaldato e abbronzato dal sole, con i capelli rossi, un berretto bianco, su uno sfondo paesaggistico di colline azzurre, e l’abito è di un blu oltremare – ciò fa risaltare il volto rendendolo pallido nonostante sia di color mattone. Le mani, mani di ostetrico, sono più pallide del viso.
Davanti a lui, sopra un tavolo da giardino rosso, dei romanzi gialli e un fiore scuro di digitale purpurea. Il mio autoritratto è quasi la stessa cosa, l’azzurro è un fine azzurro del sud e l’abito è lilla chiaro.
Il ritratto di Arlesiana è di tonalità carne incolore e opaca, con occhi calmi e semplicissimi, l’abito nero, il fondo rosa ed è appoggiata sui gomiti su un tavolo verde con dei libri verdi.
Ma nell’esemplare posseduto da Théo, l’abito è rosa, il fondo bianco-giallo e la parte anteriore della camicetta aperta dalla mussola, di un bianco che vira al verde.
Fra tutti questi colori chiari solo i capelli, le ciglia e gli occhi formano macchie nere.
Non riesco a farne un buono schizzo. C’è all’esposizione un quadro stupendo di Puvis de Chavannes. I personaggi sono vestiti di colori chiari e non si capisce se siano abiti moderni oppure abiti antichi.
Due donne, sempre in lunghe vesti semplici, chiacchierano da una parte, artisti uomini dall’altra, al centro una donna, con il bambino tra le braccia, coglie un fiore da un melo fiorito. Un figura sarà azzurro miosotide, un’altra limone chiaro, un’altra rosa tenero, un’altra bianca, un’altra viola. Il terreno, un prato puntellato di fiorellini bianchi e gialli. Azzurri lontani con una città bianca e un fiume. Tutta l’umanità, tutta la natura semplificata, ma come potrebbe essere se anche non lo è.
Questa descrizione non dice niente – ma vedendo il quadro, guardandolo a lungo, si penserebbe di assistere a una rinascita, totale ma benevola, di tutte le cose nelle quali si sia creduto, che si abbia desiderato, un incontro strano e felice del lontanissimo mondo antico con la cruda modernità. Ho rivisto anche con piacere André Bonger, che aveva l’aspetto forte e calmo e che faceva ragionare la mia fede, con grande precisione su cose d’arte. Ero contentissimo che fosse venuto nei giorni in cui ero a Parigi.
Grazie ancora delle tue lettere, presto, ti abbraccio col pensiero


Vincent