Testata

Van Gogh. I colori della vita

Padova, Centro San Gaetano
10 Ottobre 2020 - 11 Aprile 2021

5. Lettera del 16 marzo 1888
video della diretta Facebook del 25 marzo 2020

Arles, intorno a venerdì 16 marzo 1888 [lettera n. 585]

Caro Theo,
ti ringrazio per la tua lettera, e per i 50 franchi, sui quali non avevo neppure osato contare così presto.

Vedo che non hai ancora avuto risposta da Tersteeg – e non mi pare necessario, da parte nostra, insistere con una nuova lettera – tuttavia se avessi qualche affare ufficiale da trattare con Boussod Valadon & Cie. all’Aia potresti in un postscritto fare capire che sei sorpreso che lui non ti abbia fatto sapere di aver ricevuto la lettera in questione.

Il lavoro procede, ho terminato oggi una tela da 15, un ponte levatoio sul quale passa un piccolo carro, che si profila su un cielo azzurro – il fiume è puro azzurro, le rive arancioni con del verde, un gruppo di lavandaie che indossano dei giubbetti e cuffie variopinte. Poi un altro paesaggio con un piccolo ponte rustico e ancora lavandaie. Infine un viale di platani vicino alla stazione. In tutto da quando sono qui sono dodici studi.


Il tempo è mutevole, spesso ventoso e con cielo nuvoloso, ma i mandorli cominciano ugualmente a fiorire ovunque. Insomma sono davvero contento che i quadri siano agli Indépendants.

Fai bene ad andare a trovare Signac a casa sua. Mi fa piacere ciò che scrivi nella tua lettera di oggi, e cioè che ti ha fatto un’impressione migliore rispetto alla prima volta. A ogni modo sono contento di non saperti più solo nell’appartamento. Salutami tanto Koning. Come va la tua salute? Della mia ti posso dire che va meglio, solo è una vera pena il mangiare, dato che ho febbre e nessun appetito, ma è una cosa passeggera e una questione di pazienza.


La sera ho compagnia, poiché il giovane pittore danese, che è qui, è molto simpatico; il suo lavoro è essenziale, corretto, timoroso, ma la cosa non mi infastidisce, trattandosi di un artista giovane e intelligente. Nello stesso tempo ha iniziato degli studi di medicina; conosce i libri di Zola, de Goncourt, Guy de Maupassant e ha abbastanza denaro per “lavorare sul morbido”. Per il resto desidera realmente fare cose diverse da quelle che fa attualmente. Penso che farebbe bene a posticipare di un anno o due il ritorno al suo Paese, pur dopo una breve visita ai suoi concittadini.


Ma, fratello caro, tu sai che io mi considero in Giappone, non ti dico altro e non ho ancora visto niente della bellezza di qui. È per questa ragione (pur essendo rattristato dal fatto che attualmente le spese sono forti e i miei quadri non hanno valore), è per questo motivo che non dispero di riuscire un giorno a fare un lungo viaggio nel Sud. Qui vedo del nuovo, imparo, e trattandolo con un po’ di riguardo, il mio corpo non si rifiuta di sostenermi.


Mi piacerebbe, per diverse ragioni, poter mettere su un pied-à-terre che, quando la gente è esausta, si potesse utilizzare per consentire una sosta in campagna ai poveri cavalli delle carrozze parigine come te e molti dei nostri amici, cioè gli impressionisti poveri.

Ho assistito all’inchiesta su un crimine, commesso sulla porta di un bordello di qui; due italiani hanno ucciso due zuavi. Ho approfittato dell’occasione per entrare in uno dei bordelli della stradina chiamata “des Récollets”.


Ecco a cosa si limitano le mie imprese amorose nei riguardi delle arlesiane. La folla per poco (il meridionale, seguendo l’esempio di Tartarin, è più a suo agio con le parole che con i fatti) la folla, ripeto, per poco non linciava gli assassini rinchiusi in Municipio, ma la sua rappresaglia ha fatto sì che tutti gli italiani e tutte le italiane, compresi i marmocchi savoiardi, hanno dovuto abbandonare la città con la forza.

Non ti parlerei di questo episodio se non per il fatto che le strade di questa città, animate e piene di gente, erano uno spettacolo davvero bello.


Ho eseguito i miei tre ultimi studi con l’aiuto della cornice prospettica che tu conosci. Do molta importanza all’uso di questa cornice poiché non mi sembra improbabile che in un futuro non lontano diversi artisti se ne serviranno, come facevano del resto gli antichi pittori tedeschi e certamente gli italiani, e credo anche i fiamminghi.


L’uso attuale di questo strumento può differire da quello che se ne faceva un tempo; non è forse vero che con il procedere della pittura a olio oggi si ottengono degli effetti molto diversi da quelli degli inventori del processo: J. Kubert, V. Eyck? Questo per dire che spero sempre di non dover lavorare per me solo, che credo nell’assoluta necessità di una nuova arte del colore, del disegno e della vita artistica. E se noi lavoreremo con questa fiducia, mi pare che ci siano delle probabilità che la nostra speranza non sia vana. Tu sai comunque che, a rigor di logica, posso sempre farti arrivare degli studi, solo che non è ancora possibile arrotolarli. Ti stringo forte la mano.

Domenica scriverò a Bernard e a Lautrec, poiché l’ho promesso formalmente, e ti manderò le lettere.


Mi dispiace molto per la situazione di Gauguin, soprattutto perché dato che ora la salute sua è scossa, non ha più un temperamento per il quale le difficoltà siano uno stimolo, ma al contrario, esse non faranno ormai che abbatterlo e ciò sarà un grande intralcio per il suo lavoro.

A presto, tuo Vincent