Testata

Van Gogh. I colori della vita

Padova, Centro San Gaetano
10 Ottobre 2020 - 11 Aprile 2021

4. Lettera dell'autunno 1886
video della diretta Facebook del 23 marzo 2020

A Horace Mann Livens, Parigi, settembre o ottobre 1886 [lettera n. 569]

Caro signor Livens,
da quando sono a Parigi ho pensato spessissimo a voi e al vostro lavoro. Ricorderete che mi piacevano il vostro colore, le vostre idee in arte e in letteratura, e aggiungo: quasi tutto della vostra persona. Da un po’ di tempo, mi sentivo di dovervi informare su ciò che faccio, di dirvi a che punto sono. Mi ha trattenuto il fatto che vivere a Parigi costa caro, più caro che ad Anversa e, non sapendo quali siano i vostri mezzi, non oso dirvi: «Lasciate Anversa e venite a Parigi», senza avvertirvi che la vita qui è più cara, e che, se si è poveri, si è esposti a dover sopportare molte avversità, come potete immaginare. Ma, da un altro punto di vista, ci sono più possibilità di vendere. Ci sono anche serie possibilità di scambiare quadri con altri artisti. In una parola, se si ha molta energia, un sentimento personale e sincero del colore nella natura, direi che un artista potrebbe cavarsela a Parigi, nonostante gli ostacoli. E ho intenzione di restarvi ancora.
Qui ci sono molte cose da vedere; ad esempio: Delacroix, per non nominare che un maestro. Ad Anversa non sapevo neppure chi fossero gli impressionisti; adesso li ho visti, pur non facendo parte del loro club, ho apprezzato molti loro quadri: Degas, un nudo; Claude Monet, un paesaggio.
Una parola adesso per accennarvi a ciò che sto facendo io.
Non avevo denaro per pagare i modelli, altrimenti mi sarei dedicato interamente a dipingere la figura. Ma ho dipinto una serie di studi di colore, semplicemente fiori, papaveri, fiordalisi, non-ti-scordar-di-me; rose bianche e rosa, crisantemi gialli; cercando contrasti tra azzurro e arancione, tra rosso e verde, tra giallo e viola, cercando le tonalità spezzate e neutre per armonizzare la brutalità degli estremi, cercando di rendere colori intensi, e non un’armonia in grigio.
Dopo questi esercizi, ho fatto recentemente due teste che – oso dire – sono migliori, in quanto a luce e a colore, di quelle che avevo fatto in precedenza.
Insomma, come dicevamo un tempo, «nel colore che cerca la vita.» Il vero disegno è modellare con il colore.
Ho fatto anche una dozzina di paesaggi di un verde puro, o di un azzurro puro.
Così combatto, per vivere e per fare progressi in arte. Ma mi piacerebbe sapere ciò che fate voi, e se mai pensiate di venire a Parigi. Se un giorno veniste a Parigi, scrivetemi anticipatamente e, se vi conviene, dividerei con voi il mio alloggio e il mio atelier finché ne avrò uno. In primavera, diciamo in febbraio, o forse anche prima, può darsi che mi rechi nel Sud della Francia, il paese di tutti gli azzurri e delle tinte gaie.
A proposito, se sapessi che avete voglia di fare lo stesso, potremmo metterci d’accordo. Sono sempre stato sicuro che siete integralmente un colorista.
Da quando ho visto gli impressionisti, vi assicuro che né il vostro colore, né il mio, nella direzione in cui vanno, sono del tutto simili alle loro teorie. Nondimeno, posso dire che abbiamo una possibilità, e buona, di trovare amici. Spero che la vostra salute sia buona. Ad Anversa, stavo piuttosto male, qui sto meglio.
In ogni caso, scrivetemi. Ricordatemi ad Allan, a Briet, a Rink, a Durand, nessuno ha mai pensato tanto spesso a loro quanto ho pensato a voi. Quasi ogni giorno.
Una cordiale stretta di mano,

vostro devoto, Vincent.