Testata

Van Gogh. I colori della vita

Padova, Centro San Gaetano
10 Ottobre 2020 - 11 Aprile 2021

19. Lettera scritta l'1 febbraio 1890
video della diretta Facebook del 25 aprile 2020

Saint-Rémy-de-Provence, 1 febbraio 1890 [lettera n. 850]

Caro Theo,
oggi ho ricevuto la tua buona notizia che finalmente sei padre, che il momento più difficile per Jo è passato, e infine che il piccolo sta bene. Ciò mi fa tanto bene e piacere che non saprei esprimerlo con le parole. Bravo – come sarà contenta la mamma! Anche da lei l’altro ieri ho ricevuto una lettera piuttosto lunga e molto serena. Infine ecco quello che certo da tempo ho tanto desiderato. Non c’è nessun bisogno di dirti che in questi giorni ho così spesso pensato a voi, e mi ha molto commosso che Jo la notte prima, abbia avuto la bontà di scrivermi.
Quanto è brava e calma nel suo pericolo! Questo mi ha molto commosso. Ebbene, questo contribuisce a farmi dimenticare gli ultimi giorni, quando ero malato, allora non so più dove sono e ho la testa smarrita.
Sono rimasto molto sorpreso dall’articolo sui miei quadri che tu mi hai inviato [l’articolo di Albert Aurier su «Le Mercure de France» del gennaio 1890]; inutile dirti che spero di continuare a pensare di non dipingere così, ma di vedervi piuttosto come dovrei dipingere. Perché l’articolo è molto giusto nel senso che indica la lacuna da riempire, credo che in fondo lo scrittore lo scriva più per guidare non solo me, ma anche gli altri impressionisti e anche piuttosto per far breccia nel luogo giusto. Propone dunque un io collettivo, ideale agli altri come a me, mi dice semplicemente che qua o là c’è del buono, se vuoi, anche nel mio lavoro, così imperfetto, e qui sta il lato consolante, che apprezzo e del quale spero di essere riconoscente. Ma deve essere inteso che io non ho abbastanza buone spalle per compiere un affare simile e, concentrando su di me l’articolo, non c’è bisogno di scriverti quanto questo mi faccia far la parte di adulatore, ed è a mio parere tanto esagerato quanto un certo articolo di Isaäcson diceva sul tuo conto, che ora gli artisti evitavano di litigare e che un movimento serio si stava silenziosamente formando nel petit magasin del Boulevard Montmartre.
Ammetto che sia difficile dire, esprimersi diversamente – così come non si potrebbe dipingere come si vuole – e non è dunque per criticare la licenza di Isaäcson o di qualunque altro critico, ma in quanto a noi, be’, noi posiamo un po’ per il modello e questo è un compito e un lavoro come un altro.
Dunque se a te o a me venisse una reputazione o un’altra, si tratta di mantenere una certa calma e se possibile una presenza di spirito.
Perché non dire a maggior ragione quel che dice dei miei girasoli, a proposito delle magnifiche e così complete rose di Quost, e degli iris gialli, delle splendide peonie di Jeannin? E tu prevedi, come me, che avere elogi deve avere il suo rovescio della medaglia. Ma sono davvero molto riconoscente dell’articolo, o piuttosto “le coeur à l’aise” come nella canzone della Rivista, più di quanto se ne abbia davvero bisogno, come si potrebbe averne di una medaglia. Poi un articolo del genere qualificabile a buon diritto come opera d’arte critica, in quanto tale devo rispettarlo, e lo scrittore deve far salire i toni, sintetizzare le sue conclusioni ecc. Ma fin dall’inizio bisognerà pensarci a trascinare troppo la tua giovane famiglia nell’ambiente artistico. Il vecchio Goupil ha certo portato la sua famiglia nei rovi parigini e credo che tu penserai ancora spesso a lui. Le cose sono molto cambiate, al giorno d’oggi la sua fredda alterigia sarebbe scioccante, ma la sua forza di resistere a tante tempeste è pur stata qualcosa.
Gauguin proponeva molto vagamente, è vero, di fondare un atelier a nome suo, di lui, di Haan e mio, ma diceva di perseguire innanzitutto a oltranza il suo progetto del Tonchino, e sembrava molto raffreddato, per sono so qual motivo, all’idea di continuare a dipingere. E lui è uomo capace di andarsene al Tonchino, in effetti, ha un certo bisogno di espansione e trova meschina – e ha un po’ ragione – la vita dell’artista. Con le esperienze di viaggio che ha, cosa dirgli?
Dunque, spero che sentirà che tu e io siamo in realtà suoi amici, senza troppo contare su di noi, cosa che del resto lui non fa per niente. Scrive con molta riservatezza, maggiore di quella dell’anno scorso. Ho appena scritto due righe a Russell ancora una volta, per ricordargli un po’ Gauguin, perché so che Russell è molto serio e forte come uomo. Gauguin e Russell sono gente dal fondo rustico; non selvatico, ma con una certa dolcezza innata dei campi lontani, probabilmente molto di più che te e me: così io li trovo.
Bisogna – è vero – talvolta un poco crederci per vederlo. Se per me volessi continuare a – diciamo – tradurre certe pagine di Millet, allora per evitare che si possa – non dico criticarmi, passi pure per questo – ma intralciarmi o ostacolarmi avanzando il pretesto che si tratta di copie – allora tra gli artisti mi occorrono persone come Russell o Gauguin per far sì che io possa portare questo compito a buon fine, per farne una cosa seria.
Per fare le cose di Millet che tu mi hai inviato, ad esempio, e di cui trovo la scelta completamente giusta, ho qualche scrupolo di coscienza e così ho preso il mucchio di fotografie e l’ho inviato senza esitare a Russell, affinché io le possa rivedere solo dopo la dovuta riflessione.
Non voglio farlo prima di aver sentito innanzitutto il tuo parere, e poi anche quello di altri su quelle fotografie che tra poco riceverai. Se non lo facessi avrei scrupoli di coscienza, il timore che sia un plagio. E non subito, ma fra qualche mese cercherò di avere l’opinione schietta precisamente di Russell sull’utilità della cosa. In ogni caso, Russell esplode, si arrabbia, dice qualcosa di vero, ed è proprio questo ciò di cui ho bisogno. Sai che trovavo a tal punto splendida La Vergine, che non ho osato guardarla. All’improvviso ho sentito un «non ancora.» Ora la malattia mi rende molto sensitivo e non mi sento capace per il momento di continuare queste “traduzioni”, quando si tratta di capolavori del genere. Ho interrotto il Seminatore che stavo facendo, non viene come sarebbe desiderabile. Pur essendo malato, ho pensato molto a continuare questo lavoro, ma quando lo farò, lo farò con calma, lo vedrai presto quando ti manderò le cinque o sei tele terminate.
Spero che venga Lauzet, ho una grande voglia di fare la sua conoscenza. Ho fiducia nella sua opinione quando dice che questa è la Provenza: qui egli tocca la difficoltà, e come l’altro, indica più una cosa da fare che una cosa già fatta. I paesaggi con cipressi! Ah, non sarebbe facile. Anche Aurier lo sente, quando dice che anche il nero è un colore, e il loro aspetto di fiamma – io lo medito, ma non oso neppure, e dico come il prudente Isaäcson: sento che non ci siamo ancora. Ci vuole una certa dose di ispirazione, un raggio dall’alto, che non abbiamo per fare le belle cose. Quando avevo fatto quei girasoli, cercavo il contrario e tuttavia l’equivalente e dicevo: è il cipresso. Mi fermo qui – sono un po’ inquieto per un’amica che sembra sia sempre malata, e dalla quale vorrei andare; è quella di cui ho fatto il ritratto in giallo e nero ed essa era così cambiata. Sono crisi nervose e complicazioni per l’età critica prematura, crisi assai penose. Assomigliava a un vecchio nonno l’ultima volta, avevo promesso di ritornare entro quindici giorni, e sono stato io stesso ripreso. Infine per me, la buona notizia che mi hai dato, e questo articolo e un mucchio di altre cose fanno sì che mi senta personalmente benissimo oggi. Mi dispiace anche che Salles non ti abbia trovato. Ringrazio ancora una volta Wil della sua bella lettera, avrei voluto rispondere oggi, ma rinvio la risposta di qualche giorno, digli che la mamma mi ha scritto ancora una lunga lettera da Amsterdam. Come sarà felice, anche lei!
Adesso con il pensiero resto con voi altri, pur terminando la lettera. Possa Jo rimanere a lungo per noi così com’ella è. Adesso per il piccolo, perché non lo chiamate Théo, in memoria di nostro padre? mi farebbe tanto piacere. Una stretta di mano


Vincent

Se vuoi, ringrazia provvisoriamente Aurier del suo articolo, ti manderò naturalmente una parola per lui e uno studio.