Testata

Van Gogh. I colori della vita

Padova, Centro San Gaetano
la mostra è aperta dal lunedì al venerdì

Di lune e nuvole.
Van Gogh e la fine del suo viaggio

Settima sezione

È a Saint-Rémy, dove vive un anno esatto, da maggio 1889 a maggio 1890, in un istituto di cura per le malattie mentali, che la disposizione di Van Gogh per la descrizione di una natura che si accende oltre ogni misura tocca il suo acme. Dai campi agli alberi, dal cielo con le sue nuvole stracciate di bianco alla luna rossa del destino.

Il giorno dopo l’arrivo di Van Gogh, il dottor Peyron, il direttore della struttura, espresse la sua prima impressione, giungendo alla conclusione che il paziente soffrisse di gravi attacchi di epilessia, che avvenivano a intervalli molto irregolari. Il suo avviso fu che dovesse rimanere a lungo sotto osservazione nell’istituto. Nel primo mese non gli venne permesso di uscire dai confini dell’ospedale, per cui si concentrò sul giardino, che tornò talvolta in certi quadri dei mesi successivi. Alla ricerca di un suo stile personale, Vincent raggiunse l’apice del suo sforzo, con molti capolavori, proprio nei dodici mesi di Saint-Rémy.

Il 9 giugno, il dottor Peyron annunciava in una lettera a Theo che finalmente aveva potuto dare il permesso a Vincent di uscire dall’istituto, per iniziare a conoscere il paesaggio e dipingere. Van Gogh poté dunque avventurarsi al di fuori delle mura, alla ricerca di nuovi soggetti per la sua pittura. Ma prima che settimane sempre più tormentate prendessero il via, culminate con la crisi di luglio, la prima di quattro lì, realizzò dalla finestra della sua camera uno dei quadri più belli dell’intera sua vita, nel quale dipinse le nuvole più affascinanti e perigliose che di lui si ricordino. Questa tela è al centro di quel capitolo indimenticabile che ruota attorno alla casa di cura di Saint-Paul-de-Mausole.

Il percorso espositivo fa su questo un’altra importante sosta, con un secondo quadro molto famoso dipinto da Van Gogh all’inizio di luglio, nel quale fa la sua comparsa un effetto stilistico assai marcato, quasi sperimentale, un effetto non particolarmente amato da Theo. Si tratta dello stesso scorcio del precedente, ma con una visione più ravvicinata, con l’occhio che si è introdotto ben dentro quel brano di natura comunque claustrale, durante il tempo della piena estate, con i toni caldi a dominare la scena. E il grande disco della luna nascente che sta sorgendo dal fianco delle Alpilles.

Questi dunque che danno conto dell’ambiente circostante, assieme anche alla visione del Monte Gaussier che si trova sul lato sud della casa di cura e che Van Gogh dipinse nell’autunno di quel 1889, direttamente sul motivo, poco fuori il grande portone di accesso, oppure quelli appena più lontani come Il burrone o perfino la scena con il Buon Samaritano tratta da Delacroix ma ambientata negli stessi canaloni sotto le Alpilles, sono paesaggi di inaudita novità, così come altri campi di grano, i cipressi e gli ulivi che formano il cuore del lavoro di Van Gogh a Saint-Rémy.

La storia è ormai sul punto di finire. La mattina del 20 maggio 1890, Vincent lascia Parigi, dove si era fermato a casa di Theo rientrando da Saint-Rémy. Prende il treno in direzione di Auvers-sur-Oise, dove lo aspetta il dottor Gachet, amico di molti tra i pittori impressionisti, a cominciare da Pissarro e Cézanne. Gachet incita subito Van Gogh, come scrive già il giorno successivo al fratello e alla moglie: “Poi mi ha detto che bisogna lavorare con grande ardimento e non pensare affatto a ciò che ho avuto”. All’Auberge Ravoux, nella piazza del Municipio, trova una camera più a buon mercato di quella che all’Auberge Saint-Aubin gli aveva proposto lo stesso medico. Arriva ad Auvers con una rinnovata sensazione di impotenza davanti alla natura e alla possibilità di rappresentarla. La luce e i colori di Saint-Rémy, tatuati sulla sua pelle e sulla sua anima, erano stati troppo.

Sono le ultime settimane della vita di Van Gogh, finite in mezzo ai campi di grano con alcune meravigliose visioni lontananti. Le ultime settimane prima di togliersi la vita e di consegnare la sua opera al tempo dell’eternità.