Testata

Van Gogh. I colori della vita

Padova, Centro San Gaetano
prorogata fino al 6 giugno - biglietti esauriti

Parigi, oh cara.
Van Gogh e l'arte moderna

Quinta sezione

L’arrivo di Van Gogh a Parigi significava dare sostanza al suo desiderio di conoscere le nuove scoperte dell’arte moderna. E di essere egli stesso rappresentante dell’arte del proprio tempo, secondo una possibile evoluzione rispetto agli anni olandesi. Del resto, gli ultimi mesi a Nuenen, specialmente con i paesaggi di ottobre e novembre 1885, avevano già segnato un deciso avanzamento nella resa del colore, che si esprimeva adesso attraverso un medium luminoso diverso e più intenso.

Vincent conosceva bene la città e il desiderio di tornarvi si era accresciuto ad Anversa al ricevimento delle varie lettere di Theo, che gli parlava soprattutto dell’arte degli impressionisti, sui quali Vincent confessava la sua ignoranza ma anche il suo desiderio di conoscerli. Non aveva mai visto dal vero un dipinto impressionista fino a quel momento, poiché le prime due esposizioni impressioniste, nel 1874 e nel 1876, si erano svolte in periodi nei quali non era in città. In definitiva, Parigi poteva offrire al pittore olandese la più vasta campionatura internazionale delle migliori tendenze dell’arte contemporanea in quel momento.

Oltre a questo fenomeno che riguardava la conoscenza degli stili, Parigi, con i suoi atelier, poteva diventare palestra credibile anche per un avanzamento dal punto di vista tecnico, seguendo gli indirizzi della modernità. Su queste due strade si sviluppò quindi l’esperienza parigina, durata esattamente due anni, e che consegnò una persona completamente diversa quando, nel febbraio del 1888, quella stessa persona prese un treno e lasciando Parigi si diresse verso la luce del sud, verso la Provenza che lo attendeva quasi come un luogo edenico.

Gli iniziali mesi parigini furono per Vincent di ambientamento. In ogni caso, i primi paesaggi dipinti spesso nella zona attorno a Montmartre non indicano, tra primavera ed estate del 1886, significativi cambiamenti rispetto agli ultimi paesaggi autunnali di Nuenen. Se non per una luce che, ma nemmeno sempre, si faceva più secca e solare, evidenziando una prima reazione alle nuove condizioni atmosferiche nelle quali si trovava a vivere. In realtà alternava opere dai toni più scuri e tradizionali ancora legati alla Scuola di Barbizon o a quella dell’Aia, con altri nei quali agiva una luminosità più piena. Affascinato da tempo dalle teorie sul colore di Delacroix, poco per volta Van Gogh comprese la forza di una gamma cromatica più chiara.

Il 1887 fu il vero anno di nascita dell’arte moderna nel pittore, con alcune prove già straordinariamente avanzate. La primavera segna la ripresa dei paesaggi realizzati da Van Gogh nell’area che va da Montmartre alla Senna nei pressi dei ponti di Clichy e Asnières. È immediatamente intuibile il suo cambio di passo rispetto ai quadri realizzati sulle colline di Montmartre nell’anno precedente. Dette da subito il via a una sperimentazione del tutto personale. Seurat gli aveva dato un possibile orizzonte diverso, eppure Van Gogh non utilizzò mai fino in fondo la sua tecnica, frutto di un’idea quasi scientifica e asettica. Prediligeva invece una varietà di punti, poi tratti brevi alternati a lunghe pennellate, di modo che alla fine l’effetto fosse quello di una vibrazione quasi carnale delle luce.

Aveva pensato, giungendo in Francia, di progredire soprattutto attraverso una formazione accademica, mentre il suo percorso era avvenuto specialmente al contatto diretto con gli artisti dell’avanguardia e nell’approfondimento, al di fuori dei canali ufficiali, dell’arte giapponese. Ma due anni a Parigi gli avevano messo nell’anima anche un rifiuto della vita in città. Così che per il suo noto e abituale alternarsi tra città e campagna, era venuto il momento di andare altrove, per cui il 19 febbraio del 1888 parte per Arles. Per incontrare certamente una luce diversa, la luce del sud, ma anche per tornare ad assaporare il clima campestre.