Testata

Van Gogh. I colori della vita

Padova, Centro San Gaetano
la mostra, aperta tutti i giorni, è prorogata fino al 6 giugno

Gli anni a Nuenen.
Tra tessitori e contadini

Quarta sezione

Con il peggiorare della stagione e l’arrivo dell’inverno, nella regione settentrionale della Drenthe, dove si era trasferito dall’Aia a metà settembre 1883, non era più possibile dipingere all’aperto, per cui fece il percorso a ritroso. Vincent raggiunse all’inizio di dicembre 1883 la casa dei genitori a Nuenen, di nuovo nel Brabante. Lasciava la Drenthe preso dall’amore verso un paesaggio non ancora rovinato dalla moderna società industriale. Questo determinò il risultato di considerare il lavoro del contadino come l’incarnazione più pura e autentica della condizione umana. Si trattava del legame eterno esistente tra il contadino stesso e la terra, che era per lui madre assoluta e portatrice di quei valori universali che Van Gogh sempre ricercava.

Nel suo interesse verso quella figura, Van Gogh si inseriva in un contesto che aveva preso le mosse da situazioni simili. In verità Zola, proprio negli anni in cui Vincent concentrava la sua attenzione su questa immagine, in alcune recensioni al Salon faceva notare come questo genere fosse ormai giunto al canto del cigno. Agiva in lui ovviamente la nostalgia per l’amato Courbet, morto da poco, e non poteva essere Jules Breton il suo sostituto, preso com’era da contadine che assomigliavano più a modelle agghindate che non a lavoratrici sui campi.

Sebbene a Van Gogh non sfuggissero tutte le motivazioni per le quali l’arte legata alla terra e alla figura del contadino andassero per la maggiore, lui scelse di continuare sulla sua strada, incurante di quanto gli stava intorno. Perciò la mostra si sofferma a lungo su tale tema, sia con disegni sia con quadri, spesso da considerarsi quali prototipi di avvicinamento all’opera riassuntiva, i Mangiatori di patate. I contadini ovviamente assieme ai tessitori, ai quali si dedica intensamente appena arrivato a Nuenen.

Nel mese di novembre 1884 Vincent dà poi il via a una serie di teste che rappresentano un progetto unitario e formano una parte importante di questa sezione. Sono volti, su tele di piccolo formato, inquadrati in primissimo piano, secondo uno stile che rimanda agli olandesi del XVII secolo, e soprattutto a Frans Hals per quanto riguarda la pennellata fluida e densa di colore. Van Gogh ammirava da molto tempo Hals e nell’ottobre del 1885 ebbe anche modo di ristudiarlo dal vero al Rijksmuseum durante una visita di tre giorni ad Amsterdam.

Di Hals, Van Gogh ammirava l’idea di dipingere sempre la verità della vita nel momento in cui accadeva, la pennellata rapida, l’assenza di un disegno preparatorio sottostante i dipinti, la sensazione che i suoi quadri potessero risultare non finiti mentre vivevano di una loro assoluta completezza. Quello che dei borghesi di Hals sembrava interessare a Van Gogh non era ovviamente il rango sociale, nel momento in cui lui invece si disponeva a tratteggiare i volti delle contadine e dei contadini del Brabante, quanto piuttosto lo spessore di verità che emergeva anche in un’epoca storica precedente alla sua. Ma capiva quanta modernità vi fosse in quelle figure e in quei volti, tanto da rafforzare la sua convinzione sulla individualità di ogni ritratto a discapito di una trattazione generica.

In una vasta contemporaneità di visione, terminate a luglio 1884 le ultime versioni dei tessitori, lo sguardo di Van Gogh torna a indirizzarsi anche verso il paesaggio, per il quale i dintorni di Nuenen offrono non pochi spunti. Spesso, quel paesaggio diventa luogo di ambientazione del lavoro dei contadini, anche se talvolta si offre nudo nella sua semplicità in apparenza perfino banale, ma che gli consente di misurare luci poco per volta nuove. E colori essi stessi poco per volta nuovi, fino a che saranno, tra ottobre e novembre dell’anno successivo, alcuni finali, e bellissimi, paesaggi sempre nel Brabante. Prima di presentarsi, fatta la sua sosta ad Anversa, a Parigi al cospetto dell’arte degli impressionisti.