Testata

Van Gogh. I colori della vita

Padova, Centro San Gaetano
prorogata fino al 6 giugno - biglietti esauriti

Matteo Massagrande
La miniera, gli alberi, il giardino

Amo gli alberi. Li amo giovani, quando il loro tronco è flessibile e la loro corteccia è ancora morbida, come quelli che sono cresciuti tra le rovine della miniera di Marcasse, li amo quando sono vecchi e nascondono tra le loro foglie il vento e le cicale.

Ho sempre vissuto in case con grandi giardini, con tanti alberi, parlo con loro fin da piccolo e ho anche pianto quando alcuni di loro sono caduti. Un anziano zigano magiaro mi insegnò una volta come continuare a fare vivere un albero caduto: scolpì dall’immenso tronco per mio figlio e i suoi amici un trono e tante piccole seggiole dove sedersi e raccontare storie sotto le stelle del cielo color manganese dell’estate di Hajòs. Amo gli alberi lungo le strade, quelli del bosco, in ogni stagione. Per questo quando Marco Goldin mi ha proposto il suo progetto sulla miniera e gli alberi ero particolarmente felice, sapevo fin dal primo momento che avrei reso omaggio ai miei alberi.

Esporre vicino ai dipinti di Van Gogh non è una cosa semplice. Ti mette soggezione. Non solo per il peso della storia dell’arte, ma per la purezza del pensiero e del cuore che questo dialogo esige. Ogni albero, ogni filo d’erba deve essere visto e amato da me, altrimenti è tradire Vincent. Così ho letto le sue lettere, tante, e le ho rilette ancora per individuare delle visioni che potessero essere presenti anche nella mia quotidianità per poi dipingerle. Ho cercato passaggi che parlassero di elementi pittorici, colori, forme, luci e ho deciso di utilizzarli come partenza. In una delle sue lettere parla di un angolo di giardino con un albero piangente in mezzo, dei cespugli tondi e in fondo degli oleandri.

Dopo aver letto questo passaggio ho guardato fuori dalla mia finestra e ho visto il nostro giardino che è esattamente come nella sua lettera. Così l’ho dipinto, tale e quale.

Poi c’è l’albero d’inverno in Ungheria che osservo da tanti anni nel giardino di mio suocero, e ancora i vecchi ulivi a Tihany insieme alle lavande e il timo, o l’albero davanti alla finestra di nostro figlio ad Amsterdam, il piccolo bosco appena fuori Hajòs dove giocava mia moglie da bimba, le vecchie vigne, così vecchie da sembrare ormai alberi anche loro, nell’orto di un amico, il tappeto di aghi rossi nell’ombra del grande pino del cortile dell’ex manicomio di Padova... tutti luoghi da me amati. Li ho trovati tutti. Perché quando si cammina nei paesaggi di Vincent, si cammina nel proprio bosco, nel proprio giardino, nelle proprie strade di campagna. Ognuno di noi.

Questi sono i miei alberi. Mi piacerebbe che anche Vincent potesse amarli.

Matteo Massagrande

mostra a cura di
Marco Goldin

Padova, Centro San Gaetano
26 aprile - 6 giugno 2021