Testata

Van Gogh. I colori della vita

Padova, Centro San Gaetano
la mostra, aperta tutti i giorni, è prorogata fino al 6 giugno

Franco Dugo
Le nuvole del mondo

Le mie nuvole sono nere, gonfie di tempesta e incombono paurose; a volte sono trafitte da lame di luce o invece si muovono leggere, spinte da un vento scherzoso e amico. Popolano cieli che stanno per precipitare sul mare o trascorrono con luci e ombre su colline dolci, serene. Le mie nuvole, i miei cieli sono quelli che davvero vedo, nella più banale quotidianità, ma sono anche quelli dei poeti.

Sono i cieli gravati da «tenebre e lunghe» di Foscolo; sono le nubi, le «insensibili nubi» di Saba che «si fanno e disfanno in chiaro cielo»; quelle di Pessoa «che si rallegrano bianche e si scuriscono nere» e «continuano a passare, continuano sempre a passare, passeranno sempre di continuo, in un avvolgimento discontinuo di matasse opache, in un diffuso prolungamento di falso cielo disfatto.» Cieli e nuvole nei miei lavori si intrecciano formando un viluppo di frammenti di autobiografia e osservazione commossa dei grandi maestri: Van Ruisdael per esempio, o Constable, Turner, Inness. E Van Gogh. Perché, se ripenso al cammino che mi ha portato ai quadri attuali, vedo che l’opera enorme di Van Gogh ha proiettato suggestioni che mi hanno accompagnato fin dall’inizio. Per questo, la sollecitazione di Marco Goldin a riflettere sui miei cieli e su quelli di Van Gogh mi ha trovato pronto.

La storia comincia con un tronco di cipresso che incido ad acquaforte nel 1993. Di quell’anno sono molte grafiche e disegni di soggetto analogo. Ma sempre più insistentemente sento che i cipressi hanno bisogno di spazio per respirare e, nel 1994, incido la prima acquaforte di un cipresso che ha dietro di sé un cielo nuvoloso. Ne guardo la prima stampa e penso al cielo della Notte stellata che Van Gogh dipinse nel 1889.

L’anno seguente vado in una Provenza inondata di luce e, anche senza volerlo, tutto quello che vedo lo filtro attraverso le opere dei grandi artisti che in quei luoghi hanno lavorato, Cézanne e Van Gogh su tutti. Vedo per la prima volta – ma è un ritrovare – il mare di Saintes-Maries-de-la-Mer, i profili delle Alpilles, i girasoli, i cipressi, e tanta, tanta luce che piove dall’azzurro del cielo.

Tutto riporto a casa. Sempre di più nei miei lavori si allarga lo spazio dove combino e ricombino le nuvole spinte dalla Bora, e il Carso e il Collio e l’Adriatico e l’Isonzo. Ma nel far questo so bene che occhi e mano e cervello sono guidati anche dal ricordo delle Alpilles e di Saintes-Maries-de-la-Mer e delle nuvole in Provenza e del Mistral. Dal ricordo della loro immagine ricreata dal genio di Van Gogh. Come nel capolavoro Paesaggio a Saint-Rémy del 1889.

Franco Dugo

mostra a cura di
Marco Goldin

Padova, Centro San Gaetano
26 aprile - 6 giugno 2021