Testata

I colori delle stelle

Il romanzo di Marco Goldin

dal 15 novembre, disponibile in libreria e negli store digitali
edizioni Solferino

Il seminatore

(brano tratto dal romanzo di Marco Goldin, I colori delle stelle)


[...] Il mercoledì 21novembre, nel primo pomeriggio, Vincent lasciò da solo la Casa Gialla e si incamminò verso la pianura della Crau, incurante del fatto che avrebbe dovuto tornare con il buio della sera. Prese la strada che aveva fatto un’infinità di volte ormai e poi girò a destra al ponte del Monaco, alla fine del viale che usciva da place Lamartine. Quindi la campagna d’autunno, grigia e dorata per il sole che a mano a mano scendeva. Voleva aspettare l’ora del tramonto, perché per il nuovo seminatore serviva un sole speciale da guardare. Il sole tramontò in giallo limone, un sole misterioso e straordinariamente bello. Vide cipressi blu di Prussia, alberi con rami secchi e foglie morte e i colori sulle foglie in tutti i toni che un pittore avrebbe potuto desiderare. Si ricordò che non soltanto con un seminatore, ma anche con un vecchio albero aveva cominciato la sua strada con Gauguin.

Quando tornò a casa quella sera e si mise al cavalletto davanti alla tela bianca, fu felice di sperimentare un nuovo inizio, con la memoria di quel senso d’attesa che aveva accompagnato l’arrivo dell’amico. Al di là del suo amore per Monticelli, al di là del suo irresistibile richiamo per l’ora del tramonto e della sera, nel quadro che come sempre in modo così rapido prendeva forma, si accorse di avere inserito, quasi inavvertitamente, un omaggio a Gauguin. Gli era così tanto piaciuta, con il suo rosso di temporale come un tappeto orientale, la tela con Giacobbe e l’angelo, e proprio come in quello anche qui un albero tagliava in diagonale la scena, liberando la luce del tramonto sulla destra e la nera figura del seminatore sotto quel sole giallo limone, sulla sinistra. Era più che un simbolo e forse, si disse in quella notte, non l’avrebbe fatto senza l’arrivo di Paul.

Quando finì il quadro era notte fonda, guardò fuori dalla finestra e vide gli ultimi ritardatari che uscivano dal caffè di Joseph Ginoux. Mentre saliva le scale, pensò che avrebbe voluto farne subito una seconda versione, per approfondire di più, per studiare ancora quell’immagine, proprio come faceva Gauguin, come gli aveva visto fare tante volte nel mese passato insieme. La mattina dopo posò sul cavalletto una tela più piccola, nella quale voleva rifinire la sua idea. Eppure, anche se la dimensione era minore, ne uscì un quadro molto più monumentale, generoso nel suo darsi, con quella mano quasi sproporzionata nell’atto di seminare il grano. E alla fine gli venne una terra più scabra in basso, grigia e bianca quasi come la neve, e più in alto, tagliato dall’albero, un campo lilla del color di lavanda. Il seminatore entrava con la sua testa nel disco del sole, mentre nuvole rosa galleggiavano nel cielo che era verde ed era giallo. Era felice, perché quel piccolo quadro rispondeva alla sua anima. Anzi, gli sembrava davvero che fosse la sua anima.

[Vincent van Gogh, Seminatore al tramonto, 1888 / Van Gogh Museum, Amsterdam (Vincent van Gogh Foundation)]