Testata

I colori delle stelle

Il romanzo di Marco Goldin

dal 15 novembre, disponibile in libreria e negli store digitali
edizioni Solferino

La casa gialla

(brano tratto dal romanzo di Marco Goldin, I colori delle stelle)

[...] Nel momento in cui era entrato in quella casa per la sua prima notte, a metà settembre, Vincent aveva dipinto un autoritratto. Come segno di benvenuto a se stesso, ma anche come immagine da ricordare. Colui che voleva fondare l’Atelier del Sud lì ad Arles e per questo attendeva l’arrivo di Gauguin e magari di Bernard. Si era dipinto in grigio cenere, e poi era l’unione di verde smeraldo e un forte arancio, su un fondo verde e piatto, tutto in armonia con il marrone rossiccio dei vestiti. Esagerando l’aspetto della sua personalità, evidenziando gli zigomi, i capelli corti, la barba ben curata, gli occhi esprimevano un che di assoluto e lontano dal mondo. Una specie di bonzo, pensava. Un umile lavoratore del Budda, anche se dipingerlo gli aveva causato molte sofferenze. Scrisse subito a Gauguin e Bernard a Pont-Aven per chiedere, in risposta, un loro autoritratto. Il primo giorno di ottobre, Paul indirizzò una lettera a Vincent per fargli sapere che entrambi avevano deciso di acconsentire al suo desiderio e avevano appena concluso i due quadri, ognuno con il proprio volto e anche con quello dell’amico. Così Bernard guardava Gauguin, dalla sua piccola edicola verde sul muro giallo e fiori bianchi e rosa che danzavano in quell’aria gialla. Allo stesso modo Gauguin, abbigliato alla bretone e con il cappello di traverso sulla testa, guardava Bernard dalla sua non esistente finestra, in mezzo a quel colore liquido, essenziale, che faceva economia di ogni significato che non fosse la pittura. Chi guardava ai Giapponesi, chi come Gauguin quasi ai tappeti persiani e al loro stile. Erano o non erano i miserabili del titolo. Vincent prese tutto questo come un augurio, una promessa. Lo tenne per sé come si tiene in mano il futuro. La Casa Gialla era pronta, i letti comperati, così i materassi, i quadri appesi alle pareti, i pavimenti spazzati, le stoviglie disposte nella cucina al piano terra, accanto allo studio. Un vaso di girasoli sul tavolo. Gli sembrava che non mancasse più nulla e cominciò a contare i giorni e le ore che lo separavano dall’arrivo del treno. Due giorni e poco più di viaggio. Pont-Aven e poi Lorient per lasciare la Bretagna. Quindi Nantes, Tours, Montluçon, Clermont-Ferrand fino a Lione, dove si incrociava la strada ferrata che arrivava da Parigi. L’ultima discesa verso sud, in una grande planata di foglie arrossate d’autunno su Avignone, Tarascona e finalmente Arles. L’appuntamento era fissato. Van Gogh attendeva, Gauguin era partito.

[Vincent van Gogh, La casa gialla, 1888 / Van Gogh Museum, Amsterdam (Vincent van Gogh Foundation)]